il gioco di fabregas
iniziamo con roma-como, i lupacchiotti hanno mangiato i comaschi con calma, coltello e tovagliolo. non è stata una scorpacciata rumorosa, è stata una digestione lenta e crudele.
la roma ha fatto una cosa vecchia come il calcio, e proprio per questo modernissima: ti ha lasciato l’illusione del pallone, ti ha tolto tempo e spazio, ti ha portato dove voleva lei, e poi zac, morso secco quando sei sbilanciato come il como. i lupacchiotti non hanno dominato col tiki-taka da museo, ma col controllo emotivo della partita. hanno deciso loro quando accelerare, quando abbassarsi, e quando farti credere di star dominando la partita e invece no. e la cosa più ironica , poesia pura del calcio, è che la roma ha vinto senza nemmeno sembrare al massimo. questo è il dettaglio che fa male ai comaschi. finalmente si è visto il vero gioco del mister gasp sui giallorossi, proprio come l'atalanta dell'anno scorso, se non meglio. ora parliamo di fabregas, in conferenza stampa, orgoglio misto a frustrazione, ha detto chiaramente che la sua squadra è rimasta in partita fino alla fine e che, secondo lui, avrebbero potuto almeno pareggiare se certe situazioni fossero andate diversamente complimentandosi anche con la roma per l’atteggiamento in partita. ha ammesso che certi giocatori come nico paz hanno giocato nonostante la febbre e che alcune scelte sono state obbligate. secondo noi invece nico paz, non è proprio entrato in partita. con febbre o senza. l'unico possesso palla l'ha fatto 10 secondi con i difensori per poi fare lanci lunghi, il giocatore con più possesso palla loro è stato il portiere che tra l'altro impiegava un sacco di tempo a battere i rinvii dal fondo. pensa di fare l'innovatore ma nemmeno guardiola gioca piú cosi. e no, è inutile che in conferenza dice calcio di posizione, non è calcio di posizione, è calcio di sopravvivenza travestito da idea.
guardiola ha abbandonato da anni il possesso fine a sé stesso, l’uscita bassa obbligata e soprattutto il “giochiamo bene anche se perdiamo”, oggi pep è pragmatico, verticale, e adattivo. invece fabregas sembra voler recitare il ruolo dell’innovatore 2012 nel 2025. tempismo pessimo cesc. sta facendo il classico errore dell’ex grande giocatore: confondere l’idea con la realtà. da giocatore aveva: tempo, tecnica e linee di passaggio
da allenatore del como ha: avversari che pressano, difensori che non sanno uscire, una rosa che non può permettersi quel calcio. qui il punto chiave: fabregas sta raccontando un film che non coincide con le immagini, e questo, nel calcio, è pericoloso. perché un conto è perdere provando a imporre un’idea, un altro è dire di averla imposta quando non è successo.

della litigata tra cesc e gianluca, abbiamo poco da dire, pro mancio!
mancini aveva ragione nei fatti, fabregas aveva torto nel contesto. fine del comunicato.
quella non è stata una “litigata”, è stato uno scontro di status. da una parte mancini, difensore vecchia scuola, alfa naturale, uno che vive il campo come territorio. dall’altra fabregas, cervello nobile, ex direttore d’orchestra, oggi allenatore che vuole affermare la propria autorità. il punto chiave? Mancini provoca. sì. sempre. è nel suo job description. ma lo fa dentro una partita che la roma stava controllando. è trash talk funzionale: ti entra in testa mentre tu stai già annaspando. e infatti fabregas abbocca. e quando un allenatore abbocca perde lucidità, legittima il gioco dell’altro, sposta l’attenzione dal campo al suo ego
ed è qui l’errore grave. un allenatore innovatore (o presunto tale) non scende sul piano emotivo del difensore avversario. guardiola, ancelotti, persino mourinho nei giorni buoni: sorridono, ignorano, ti fanno sembrare piccolo. fabregas no. si scalda. si irrigidisce. vuole “spiegare”. ma nel calcio chi spiega sta perdendo.
mancini come sempre è stato chirurgico: ti fa uscire dal personaggio, ti trascina nel fango e intanto la sua squadra resta dentro la partita.
quindi risultato: 1–0 roma, como nervoso, allenatore coinvolto emotivamente. jackpot giallorosso. la verità scomoda è che fabregas sta ancora facendo la transizione più difficile: da genio del gioco a gestore di giocatori che non sono geni.
nel calcio vincono quelli che ti fanno perdere la testa, non quelli che hanno ragione.


Commenti