udinese-como è la rovina del calcio italiano
al vecchio friuli di udine si è giocata udinese-como, la dimostrazione della morte del calcio italiano. e vi spieghiamo perché.
innanzitutto di italiana questa partita aveva ben poco: in campo c'è stato solo niccolò zaniolo. uno. su ventidue.
e fin qui, si potrebbe già chiudere l'articolo e il punto sarebbe fatto. ma andiamo avanti, perché il problema non è solo numerico: è qualitativo, ed è forse più grave.
stranieri di lusso? non proprio.
il racconto che si fa spesso della serie a è quello di un campionato pieno di stranieri e Udinese e Como sono quelle che più ne hanno responsabilità. fabregas si nasconde dietro il fatto che giovani italiani di qualità non ce ne sono, e tanto torto non gliene possiamo dare. ma siamo sicuri che gli stranieri che popolano la serie a siano di qualità sufficienti? prendiamo ad esempio la partita di oggi.
compreso zaniolo, 17 dei 22 calciatori in campo appartengono a nazionali nella top 20 del ranking fifa mondiale. sulla carta, un parterre di tutto rispetto.
ma andiamo a guardare quante volte questi signori hanno effettivamente indossato la maglia della propria nazionale.
le presenze totali in nazionale dei 22 in campo sono 37. trentasette. distribuite tra ventuno giocatori stranieri e un italiano (che contribuisce per la maggior parte, perché solo zaniolo ne ha 19): fanno 2,17 presenze a testa.
"ma sono giovani"
questa è la risposta che arriva sempre. sono giovani, hanno tempo, verranno convocati.
peccato che l'età media dei ventidue in campo sia 26,2 anni. e l'età media delle rose dei top 5 campionati europei sia 25,05 anni. questi stranieri, già oggi, sono mediamente più vecchi dei titolari delle squadre più competitive d'europa. la finestra della convocabilità non è spalancata come si vuole far credere: per molti si sta chiudendo, o si è già chiusa.
kabasele ne è l'esempio perfetto: 35 anni, belgio nono al mondo, 2 presenze in nazionale. l'ultima nel 2017. quasi dieci anni fa. piotrowski, 28 anni, polonia 35° al mondo, 13 presenze. karlstrom, 30 anni, svezia 38° al mondo, 23 presenze. kamara, 32 anni, costa d'avorio 37° al mondo, 11 presenze. lato como, diego carlos, kempf e butez avanti negli anni, da cunha e perrone in età media e che difficilmente faranno presenze con le proprie nazionali.
non stiamo parlando di talenti in rampa di lancio. stiamo parlando di calciatori nel pieno della carriera che non sono mai stati i migliori del proprio paese. nico paz può essere l'unica eccezione, ma è tutta da dimostrare la sua carriera in ascesa (il campionato è quello che è e lui in molte partite scompare).
il paradosso della serie a
la serie a da decenni si svuota di italiani in nome di uno straniero che dovrebbe alzare il livello. il problema è che spesso lo straniero non alza niente: se viene da una nazione lui, personalmente, in quella nazione forte non ha trovato posto, se viene da una nazione più debole, raramente fa la differenza. è il peggio dei due mondi: si perde un italiano che potrebbe crescere e fare esperienza, e si prende uno straniero che non ha né qualità né curriculum per giustificare la sua preferenza (se non quella di un risparmio economico sull'ingaggio).
e così la nazionale italiana continua a soffrire di quel problema cronico di mancanza di giocatori con esperienza ad alti livelli, perché l'esperienza la fanno gli stranieri nei nostri club, non gli italiani.
voi che ne dite? servirebbe un intervento nelle regole per incentivare l'uso di italiani oppure occorre aspettare che gli italiani di livello tornino a meritare i propri spazi?



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